Editoriale


Attraversare quel vuoto di senso per riempire ogni spazio di amore folle e senza misura, rielaborare il conflitto che complica e confonde tutto.

“Se non c’è Cristo, andiamo tutti a casa”

“Questo è tutto. Non c’è niente oltre”

Sei qui, spettatore immobile, mentre davanti a te tutto si compie, senza che tu, spesso capisca, fino a che punto…

“Noi ci troviamo lì… quello che ha fatto, lo fa qui, davanti a noi”

Quelle parole diminuite fino a diventare silenzio incomprensibile, quel confine sfondato, quel buco nel cuore, lontani, distanti da quel cielo impenetrabile…

“Ci siamo mai sentiti lontani da Dio? Gesù sì…”

“Morto al posto nostro… morto da ingiusto, muore lontano da Dio”

Specchi opachi e sbiaditi, il dolore di ognuno trascinato sotto quella croce, dimenticati, ultimi, scartati, trasparenti, nascosti come cocci rotti e inutili, eppure redenti da ogni scheggia di legno caduta da quella croce che avanza, da ogni briciola di presenza che calpesta di nuovo ogni nostro confine per raggiungerci, per tornare a prenderci, redenti da ogni spiraglio di luce che, come in quella notte, illumina piano, poco per volta, le ferite abituate al buio, perché la speranza, la gioia piena a volte spaventa e trafigge più di ogni “comoda malinconia”, impressa sulla sindone del cuore come una cicatrice.

“Ha portato la vita in ogni morte”

La Parola, sapiente regista, diventa azione mentre viene detta, fa quel che dice, guida i pensieri, svela l’infinito… gesti efficaci e completi in una semplicità che disarma… inginocchiato, con un asciugamano in vita, sdraiato a terra, sotto quella croce, con lo sguardo di un bambino mentre accoglie un dono… e il desiderio dell’incontro, nelle parole di un uomo, inchioda ogni dubbio, sgretola macigni…

“Attraverso l’oscurità, ti viene offerto quel cero”

L’unica certezza rimane quel perdersi in quel giardino di passi incerti e stupiti, quel giardino in cui la morte ha assaggiato la paura, lasciarsi sorprendere, ancora e sempre, da quella vita che torna, perché è stata donata.

“Siamo chiamati a vivere da risorti