ALLE PERIFERIE DI NOI STESSI

sindone_zeffirelli

Sono arrivata lì davanti, come tutte le altre volte. Volevo entrare, ma le porte erano sbarrate, chiuse contro il cielo, dorate e chiuse. Poi si è fatta largo una croce, tra palme, vociare indistinto e rami d’ulivo. Ha bussato… e la porta è immediatamente diventata accoglienza, benedizione…

Sono tornata qualche giorno dopo, mentre si viveva il gesto d’amore più grande della storia. Un uomo, con un asciugatoio attorno alla vita interrogava gli ultimi smarriti… “cos’altro devi ricevere più di questo?”… E invitava a fare strada, in un lento e pellegrino andare, a quel pezzo di cielo diventato uomo, lungo un sentiero impervio, aiutarlo, percorrere insieme il cammino, poi fermarsi a contemplare quel dono, alla luce di una fiaccola… fino all’arrivo della notte.

Sono tornata ancora il giorno dopo… figli di un grido, di un abbandono urlato e ricomposto, mentre le vene tremano nei polsi e la croce avanza, implacabile, senza freni, spingendoci negli angoli di un’esistenza nostra per sentito dire. “… dici questo da te …” o forse no? Senza una posizione nella scacchiera disorientata dell’esistenza.

E il silenzio che cade, per un giorno intero, immenso, senza tregua. Dov’ero io in quel silenzio? Persa nella periferia più buia di me…

E poi la notte e il cuore in tumulto. Le porte di nuovo chiuse, crepitio di fuoco insieme a gocce di pioggia, vento che spazza via ogni dubbio. Poi la luce che irrompe, si fa strada, invade, riempie, spegne la paura… Siamo qui… Parole che scavano, segni che liberano, e poi l’acqua, come sorgente limpida, regala freschezza al cuore stanco di essere grigio.

E’ davvero con noi, è sempre stato con noi, su quel monte non ci ha mai lasciato soli, su quel monte si è fatto vedere, per accoglierci, farci rinascere dall’alto, come figli, persi dentro noi stessi per ritrovarci in lui.

Lo sguardo di un padre, pieno di comprensione, di chi sapeva, fin dall’inizio, che ce l’avremmo fatta…

E’ RISORTO … NON E’ QUI…