Category: ‘editoriale’

“ECCO, STO ALLA PORTA E BUSSO” (Ap 3,20)

1 gennaio 2016 Posted by Cristiana Russo Fiorillo

Non siamo qui per caso.

Nessun abitante di mondi paralleli ci ha paracadutati qui per noia o per scommessa. Siamo qui per condividere, per com-patire, per costruire relazioni.

E invece spesso viviamo in torri sempre più alte, circondate da mura, e tutto il deserto intorno. Raggiungiamo il mondo, ma non sappiamo più guardarlo, buttiamo parole come in contenitori dell’indifferenziata, ma non sappiamo più alzare lo sguardo sul volto di un uomo, possiamo “fare tutto”, ma non sappiamo più sperimentare la leggerezza dello stupore. E a volte contempliamo solo la nostra ombra sulla strada battuta dell’indifferenza che rende, a poco a poco, i nostri giorni ammaccati e stanchi.

Ma noi non siamo questo, non lo siamo mai stati.

Basterebbe ritrovare il coraggio, sentirsi di nuovo in piedi, risvegliare l’ascolto, accostare l’orecchio alla conchiglia del cuore per sentire ancora l’eco di una voce mai spenta.

È l’inizio di un nuovo anno. Tutto ciò che è vivo ha bisogno di noi.

Ci sono nodi da sciogliere, verità da proclamare, dialoghi da promuovere, fragilità da custodire, draghi da combattere, inquietudini da rivelare, misericordia da praticare, un Dio da riscoprire, responsabilità di cui esser fieri, coinvolgimenti da sottolineare.

 IL CREATO ASPETTA IMPAZIENTE IL NOSTRO ABBRACCIO, l’altro aspetta il nostro sorriso, la nostra vita aspetta il nostro intervento.

Basterebbe una parola al giorno, basterebbe il coraggio delle lacrime, la certezza che solo insieme possiamo condividere e colorare lo stesso paradiso. Le nostre mani che si stringono possono fare della nostra vita un giardino fiorito…“Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini” e allora non stancarti Signore, continua a scrivere “a quattro mani” la nostra vita insieme a noi.

cristina 2 lavinia 2 cristina 4

melissa cristina 3 elena

AbitiAmo la nostra casa!

28 agosto 2015 Posted by Luca Schiavello

Degrado urbano a Roma

Ieri, 29 agosto 2015, l’Oratorio Volante della Parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata, è sceso in piazza. Ma non è sceso, come di solito, per trascorrere del tempo e farsi due chiacchere tra amici, ma per lanciare un messaggio importante: la piazza è di chi la ama! Con scope, rastrelli e sacchi grandi, abbiamo dato avvio ad un movimento, un movimento che si sa, una sola volta non porta a nulla. Un movimento che ci porterà ad impegnarci nella realtà sociale che ci circonda. Come? Ancora non lo sappiamo… sappiamo solo che al ritorno dal campo Libera a Sessa Aurunca abbiamo sentito un entusiasmo tale dentro di noi che sarebbe stato un peccato lasciarlo scemare così, senza fare niente, perché in questo caso, non avrebbe avuto senso andare. Come racchiudere nomi, volti,storie, emozioni di cui abbiamo fatto esperienza li? Come tramutarle in qualcosa che abbia un senso qui? Per ora, siamo partiti dalla semplicità delle cose. Infatti è successo che stavamo proprio tornando dalla metro dopo aver fatto il viaggio in treno di ritorno, che ci giriamo a guardare la piazza. Di solito avremmo guardato e detto:” che schifo!”. Ma poi ci saremmo girati dall’altra parte, diretti alla nostra meta, dimenticandoci di ciò che avevamo visto un secondo prima. Questa volta invece abbiamo guardato e detto “puliamolo!”. E’ questo che è cambiato in noi, è questo lo scatto che abbiamo fatto. E’ questo lo scatto che tutti noi dovremmo fare, di questi tempi, in una città come Roma. Ok tante cose non vanno bene, sappiamo il perché e ne abbiamo le orecchie (e le scatole) piene! Ma cosa si può fare? Non è proprio dell’uomo stare fermo a guardare che gli viene tolta la dignità, la speranza, un futuro. Sentirci responsabili, coresponsabili di un processo di cambiamento e trasformazione di ciò che ci circonda. Perché, anche se a volte ci fa comodo pensarla così, una piazza non è soltanto una piazza. Tutto ciò che facciamo, non è soltanto tutto ciò che facciamo. Ha un senso in più, da scoprire e riscoprire! Diamo un senso e uno spessore alle cose! Non lasciamoci appiattire alla mediocrità. La piazza e il nostro quartiere sono il riflesso delle persone che lo abitano. E allo stesso modo, la pulizia di una piazza non è soltanto la pulizia di una piazza: è ridar vita e valore a qualcosa che ci appartiene. E’ successo, quindi, che una trentina di ragazzi e adulti per un pomeriggio intero, con amore e sacrificio, hanno dimostrato che è bello curare un luogo. E’ faticoso, ma è bello. Le cose troppo semplici sono per chi rincorre le emozioni fini a se stessi. Noi siamo ragazzi che mettiamo in gioco la vita per grandi ideali!

Ma, come ha reagito la piazza? Le persone intendo, perché sono loro che la rendono tale. Ci guardavano, sorprese, perché si sa.. “queste cose si fanno solo per soldi!” Si fermavano e ci chiedevano “ma davvero è tutto volontariato?” “si signora, è vero!”… altri con gli occhi pieni di riconoscenza, ci hanno ringraziato a cuore aperto: ”avete gli occhi e il viso pulito” ci ha detto una signora, “siete degli angeli!”. Gli anziani hanno quel profumo di saggezza e fierezza di chi ormai la sua vita l’ha vissuta. Non hanno esitato a superare quel velo di vergogna, di incertezza e hanno iniziato a pulire con noi; questo mi ha fatto pensare che un piccolo desiderio di partecipazione sociale c’è in tutti noi, anche in coloro che ormai dovrebbero averlo perso, soffocati dagli anni e dalla vecchiaia. Per loro è bastato per fare la prima mossa, e tutto ha preso vita. Gli adulti invece ci guardavano incuriositi, ma si leggeva felicità nei loro occhi. Non hanno superato quel confine di omertà, non ci sono venuti ad aiutare, sono stati a guardare, diffidenti e indifferenti ma, sono sicura, vigili e pieni di speranza.  Poi c’erano i bambini. Alcuni, presi a giocare tra scivoli e altalene, nella loro ingenuità, non si sono nemmeno accorti della nostra presenza. Due bambini invece, si sono avvicinati e ci hanno detto “è inutile che lo fate, domani è già sporco”. Ecco, è questo che ci deve far pensare; ci deve far pensare a quanto questa lotta è dura perchè la speranza negata ad un bambino è la cosa più brutta che si possa vedere e sentire sulla faccia della terra e che, forse, ci lascia più inermi di tutto. Ci lascia più atterriti, è vero… ma è anche vero che è dal basso che ci si rialza, più forti di prima. Ed è quindi da qui che bisogna ripartire. Bisogna ripartire dagli occhi di quella bambina che ci guardava, incuriosita, timida, a tratti sorrideva e a tratti i suoi occhi e la sua piccola mente sembravano chiedersi il perché, un perché troppo grande, ma un perchè senza preconcetti. Da questo terreno fertile bisogna ripartire… da quegli occhi puri, da pensieri “grandi”, fatti con gesti semplici. Con l’entusiasmo e il coraggio di chi non accetta che venga uccisa la speranza di nessuno ad un futuro migliore. Piccolo, adulto, anziano, straniero, italiano, buono o cattivo che sia.

Scope, rastrelli, secchi e secchi della mondezza riempiti sono serviti? Bhè, possiamo dire che sono serviti.. alla reale pulizia? Non solo.. a lanciare un messaggio, a conferire un significato tutto nuovo alle cose che ci circondano, a trasmettere, con le parole e con le azioni, che ci si può riappropriare di ciò che è nostro, della nostra dignità, della nostra libertà, della nostra bellezza. E’ servito a capire che si… INSIEME SI PUO’!

Valentina

Articolo su RomaToday

L’ecumenismo fa la forza!!!

30 gennaio 2015 Posted by Maria Rita Cicinelli

Varchi quella soglia e in un attimo sei avvolto da un ‘aria di serenità, di gioia, di festa; festa che avverti ancora da quegli addobbi natalizi che aspettano, ormai con ansia, di essere riposti in una scatola nel giorno della candelora, ma pronti e festosi per il prossimo Natale.

L’aria che respiri è mista a profumi orientali; sì l’occidente e l’oriente insieme, un mondo universale.

L’aria che giunge fino a colpire il cuore che batte, emozionato da quel suono, il canto bizantino che ti porta in un attimo lontano, ma vicino al cuore di chi soffre, di chi vive nella sola speranza che arrivi la pace.

E poi ad un tratto vedi parole cadere, parole che dissolvendosi nell’aria danno un senso al perché sei lì e tutto diventa preghiera.

La preghiera che unitamente ci avvolge e ci conduce a TE!!!!!

 

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SENTINELLE DI UN’ATTESA | Editoriale

23 novembre 2014 Posted by Cristiana Russo Fiorillo

Siamo impazienti, e spesso spazientiti.

La fila alla cassa, l’autobus che non passa mai, il parcheggio da inventare. Il viso segnato, l’espressione tesa, lo sguardo e lo scatto di chi scavalca, di chi vuole sempre arrivare per primo.

Abbiamo perso il gusto dell’attesa.

Abbiamo smarrito lo stupore di vedere arrivare qualcuno che abbiamo aspettato tanto.

Forse perché non aspettiamo più nessuno.

Eppure una venuta ci riguarda. Una luce ci attende. Noi, che siamo al buio.

Riscoprirci sentinelle, responsabili, custodi, destinatari di un compito che Qualcuno ci ha affidato, chiedendoci di collaborare a una creazione già avvenuta, che si rinnova continuamente, per realizzare la venuta di un Regno che già sperimentiamo, accendere la scintilla di eternità che fa essere l’uomo immagine di un Creatore che si rivela attraverso il compimento di un’attesa.

Apparteniamo alla Terra, apparteniamo a Dio. Il Creato, segno visibile di questa appartenenza, risuona della presenza di Dio, risuona nei passi dell’uomo.

Ogni anno in Avvento la creazione, impaziente, orienta il suo battito verso l’ascolto del respiro di un Dio che diventa uomo.

Lasciamoci sorprendere dall’amore di Dio, che fa nuove tutte le cose.

 

AttesaSabato criacao-da-terra-151

Scampia – Terra di speranza

1 settembre 2014 Posted by Luca Schiavello

Partire, andare. Dove non lo so. O almeno, non lo sapevo.
Nel mese di Febbraio viene proposto un campo di lavoro, un nuovo servizio per noi giovani. Il senso è “uscire” dagli schemi, “uscire” dai propri spazi, aggiornare i nostri punti di vista.
Il gruppo GOG della Parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata ha detto un chiaro SI a questa proposta: campo di “Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.
Ma dove andare? Ci vuole tempo, dobbiamo aspettare, devono decidere.
Il campo si farà a Scampia, estrema periferia di Napoli. E’ l’emblema di uno dei quartieri più degradati e problematici della città. Di una città che a Roma, si sa, non è delle più amate.
Paura, ansia, terrore. O meglio, la paura che si trasforma in ansia che porterà al terrore. Al terrore di non tornare mai più.
Scampia, nella mia tortuosa testa, era semplicemente un posto di non ritorno, un posto da cui scappare. Devo trovare una scusa, una scusa valida per non venire. Una scusa valida per cambiare posto in cui andare.
Non voglio perdere un campo, non voglio perdere momenti di crescita interiore, non voglio rimanere indietro, non voglio essere fermo e vedere che intorno a me c’è chi cresce in relazioni, in affetto, in amore.
Queste esperienze rimangono nel cuore per una vita.
Non posso perderle.
E’ l’inizio di un viaggio interiore, di un travaglio che arriva fino al 18 agosto.
Durante questo viaggio vengo a conoscenza del problema della Terra dei Fuochi. Mi informo, paura. Inizia su Sky la serie “Gomorra” diretta da Roberto Saviano. La guardo, paura. Muore un ragazzo di Scampia, a Roma. Ciro Esposito è stato ucciso da un romanista. I media  ci parlano di “caccia al romano”. Paura. Cerco notizie del bene confiscato a Chiaiano, dove presteremo servizio. Trovo una foto con due fosse e una croce. Terrore.
Dove credo di andare? Perché affrontare un qualcosa di così immensamente grande per me? Tutto mi spinge a rimanere a casa.
A rimanere al sicuro, ad essere protetto. “Qui non succede niente” continuo a ripetere nella mia mente. Ma maturo che se “qui non succede niente” non ha senso che io viva. Il mondo si muove, è in continua dinamicità, è in continua sofferenza. Sofferenza che, forse, sta aspettando proprio te che stai meglio, sta aspettando te a cui va tutto bene, per credere in una speranza.
“Se non sei nato nelle Vele è solo un caso”, è la citazione con cui Ciro Corona, responsabile del campo Libera a Scampia, il 23 agosto ha messo una firma nel mio viaggio interiore.
Allora si, si avvicina una partenza. Mi confronto con le persone più care, mi confronto con chi ha meno ansie e con chi ne ha di più. Prendo forza da chiunque. E mi convinco ironicamente che se morissi, almeno morirei con le persone più care accanto a me.
 
18 Agosto 2014 – E’ arrivato il momento.
Pregiudizi, stereotipi e solite ansie accalcate in un angolo del cervello e lasciate lì, aspettando che passino. Aspettando che i fantasmi svaniscano, ancora una volta. Aspettando che la forza dell’Amore faccia il suo gioco e sia in grado di abbattere ogni ostacolo, ancora una volta. Mi affido a Dio e alle persone che mi ha messo accanto.
Il campo inizia, sono lì. Sembra incredibile essere parte di qualcosa di così grande. Io, 16 fratelli e altri 48 ragazzi, e forse l’intera Italia, che combatte contro le mafie, era presente in quel piccolo angolo di mondo. Proprio lì, davanti la cucina del fondo rustico confiscato “Lamberti – Selva Lacandona”. Grandi, piccoli, carcerati, bambini, sacerdoti, adolescenti, anziani, indifferenti e attivisti, atei e cattolici. Tutti lì per accrescere una nuova speranza, un nuovo concetto di legalità e di coraggio. Facciamo parte di un cambiamento così forte da non poter rendercene conto subito.
La prima testimonianza di Ciro Corona della prima notte di Chiaiano è stata una doccia gelata, più di quelle che avremo fatto nei giorni successivi nei bagni costruiti negli ex uffici della Camorra. Niente di nuovo, ma tutto ha un altro senso. Si crede in ciò che si trova al di là delle minacce, al di là della paura, al di là della morte. Tutto si orienta nel credere in qualcosa che va “ al di là dei sogni”: nome della cooperativa sociale di Simmaco Perillo.
Simmaco Perillo è un uomo che ha fatto emozionare e ridere per due ore consecutive. Brividi e lacrime al sol pensiero. Un uomo come tanti che ha creduto semplicemente nella sua battaglia investendoci cuore, anima, cervello. Un uomo come tanti che non volendo si trova a combattere contro la mafia, contro il clan dei casalesi. Ma qui a Chiaiano, ho imparato che nessuno si ferma, nessuno si ferma davanti a niente perché:
“REGA’, SE PO’ FA”.
Uniti contro il male, si può fare tutto.
Noi, alcune volte, crediamo impossibile cose che semplicemente non abbiamo mai visto. Per Simmaco queste sono più concrete che mai.
Ci racconta della storia di Alberto Varone, vittima della mafia ucciso a Sessa Aurunca .
Ci racconta di un ragazzo, spastico e sordo, considerato dalla medicina “socialmente pericoloso”. Ragazzo ingestibile che nel tempo è divenuto socio della cooperativa “perché la pietra scartata dal costruttore è divenuta testata d’angolo”.
 
Passano i giorni. La mattina sveglia presto dopo la notte passata tra umidità e terra,  e si lavora. Studenti si improvvisano contadini.
C’è chi cucina per 70 persone, chi raccoglie PESCHE, chi scarta PESCHE, chi incesta PESCHE che arriveranno direttamente al mercato di Napoli, chi cura l’orto, e chi semplicemente non fa niente. Ma è presente.
PESCHE dappertutto. E’ la frutta per eccellenza per sei giorni consecutivi. Colazione e pranzo e merenda e cena.
Il tutto accompagnato da sei giorni di pasta e sei giorni di fritti. Ma tutto ciò poco importa, si combatte per qualcosa di estremamente più grande della nostra obesità e del nostro disgusto per le pesche.
La consapevolezza di un lavoro costruttivo, se pur faticoso, è sempre più incisiva. Si entra nella vita di persone che fino a quei giorni erano completamente sconosciute. La sera, stanchi, si chiacchiera, si gioca a biliardino, o si fa Messa, o si va al bagno (chi più chi meno), si balla la tammurriata e Mr Jack. E ogni tanto nelle nostre orecchie risuona un familiare “Ma che state a fa?”.
Passano quattro giorni tra lavoro e testimonianze, ghettizzati nei 14 ettari del fondo Amato Lamberti gestito dall’associazione (R)esistenza. Vengono il Questore di Napoli, Guido Marino;  Pietro Ioia, un uomo con 22 anni di carcere alle spalle; Carlo Verdone (cit.), un tale dotato di una straordinaria oratoria con un libretto rosso in mano (“dove ero arrivato..?”) che ha tentato di spiegarci il mistero dell’agenda rossa scomparsa di Borsellino; Ivo Poggiani ed Egidio Giordano che ci hanno introdotto nel discorso delle ecomafie.
Quattro giorni di crescita e di chiacchiere, aspettando Venerdì 22 agosto per toccare con mano e vedere con i nostri occhi un abbandono istituzionale di 33 anni e percepire come la Camorra ha approfittato di questo totale isolamento dalla civiltà.
Si va a Scampia.
Anzi no, cambio di programma improvviso. Si va a Teano.
Siamo il primo gruppo, le prime persone a mettere piede in un nuovo bene confiscato alla camorra. Si raccolgono insieme ceste e ceste di noccioline che probabilmente saranno, questo inverno, nel “Pacco alla Camorra” dell’ NCO (Nuovo Commercio Organizzato). Nome scelto per contrastare l’acronimo con cui Raffaele Cutolo battezzò la Nuova Camorra Organizzata negli anni ’70.
Il CAMBIAMENTO è in atto.
Ed ora davvero, è il momento. Si va tra le Vele.
Ciro ci prepara al peggio. Carmine, il vero unico contadino del fondo, ci guida in un viaggio indimenticabile tra le vie di Napoli sopra un carro di trasporto frutta. Quaranta persone sopra un unico carro. Pure questo, a Napoli,  “se po’ fa”.
Siamo tra le vie di Scampia. Inneggiano i ricordi di Ciro Esposito, inneggia una voglia di rivalsa, e inneggia un degrado poco immaginabile. Stiamo attenti a non calpestare le siringhe che normalmente troviamo tra i nostri passi. Entriamo nella scuola dove dormono gli altri 48 ragazzi che partecipano al campo. In quella scuola, pochi anni prima, centinaia di ragazzi come loro, come noi, si drogavano cercando di scappare da una realtà che non avevano scelto. Che si sono ritrovati a vivere.
E’ un altro mondo.
La camorra aveva allestito le aule in modo tale da suddividere i tossicodipendenti in base alle sostanze che volevano assumere, e aveva fatto di quel loco uno dei più grandi centri di spaccio di Europa.
Scritte e disegni sui muri, vetri rotti, polveri, puzza e sangue. Tutto ciò che abbiamo visto doveva assomigliare ad un paradiso rispetto a ciò che era stato solo cinque o sei anni fa.
Usciamo, andiamo tra le Vele, tra i 7 palazzi (ora 4) costruiti dopo il terremoto campano del 1980. Mi sembra di essere in Gomorra. Ma non ci sono spari, ci sono bambini che giocano come tutti gli altri bambini di questo mondo in un semplice campetto, con la stessa palla con cui giocano i plurimilionari del calcio. Forse inseguono un sogno. Lo stesso sogno che farei io se abitassi lì: fuggire e trovare un mondo migliore.
Rifiuti, sporcizia, vetri rotti, sangue, puzza, tubi spaccati, escrementi,  donne affacciate dal balcone a chiedersi cosa ci facevamo lì noi, con una macchina fotografica. Vedo una scritta sul muro “Mondo ti odio”. Vedo un bambolotto su un letto di rifiuti. Vedo un ragazzo, forse della mia stessa età, bucarsi a tre metri da me.
Dove sono? Dove siamo? Qual è il senso di tutto questo? Perché a loro? Dio perché hai permesso che il male dell’uomo creasse tutto questo?
Esco da Scampia, vedo Valentina piangere e un senso di sconforto tra tutti noi. Ci allontaniamo di pochi metri, le vele già sono scomparse. Quell’angolo di abbandono italiano non lo vedremo più, ma esiste ancora.
Ripenso alle paure dei giorni lontani. Ai fantasmi inutili che hanno soppresso i miei pensieri.
Scampia è un luogo in ricostruzione e colmo di speranza, non di paura. La paura è dentro coloro che non fanno niente per cambiare qualcosa. “Soffierà sulle Vele e le gonfierà di Te” continuo a canticchiare nella mia testa.
 
Torno a Roma, sperando di essere con voi ”una formica che disse “dunque”, e cominciò a pisciare nell’oceano”.
Esperienza colma di significato.
E ringrazio uno ad uno chi mi ha accompagnato nell’oltrepassare quei limiti e andare Al DI LA’, a partire da Don Antonio, Tiziana, Amedeo e Federica  continuando con Valentina, Silvia, Francesco, Emanuele, Giulia, Oriana, Sabrina, Erica, Silvia, Riccardo, Michele, Simone, Melania.
E Federico, Daniele, Gloria e Luca F., sperando che questo “racconto” vi faccia un po’ entrare in ciò che abbiamo provato questa settimana.
DAJE!
 
L.S.
 
Interviste: FANPAGE
 
Parroco a lavoro Incestare Pesche Lavoro tra i campi Lavoro tra i campi Lavoro tra i campi Pesche Fermata Metro Scampia Conseguenze di un abbandono L'interno delle Vele L'interno delle Vele L'interno delle Vele Vele L'interno della scuola La scuola L'esterno della scuola Piazza di Scampia Scritte sulle Vele Scritte sulle Vele Scritte sulle Vele Gruppo Oratoriano Giovani Lavoro per i campi Associazione "Libera" Alloggio
 

ALLE PERIFERIE DI NOI STESSI

24 aprile 2014 Posted by Cristiana Russo Fiorillo

sindone_zeffirelli

Sono arrivata lì davanti, come tutte le altre volte. Volevo entrare, ma le porte erano sbarrate, chiuse contro il cielo, dorate e chiuse. Poi si è fatta largo una croce, tra palme, vociare indistinto e rami d’ulivo. Ha bussato… e la porta è immediatamente diventata accoglienza, benedizione…

Sono tornata qualche giorno dopo, mentre si viveva il gesto d’amore più grande della storia. Un uomo, con un asciugatoio attorno alla vita interrogava gli ultimi smarriti… “cos’altro devi ricevere più di questo?”… E invitava a fare strada, in un lento e pellegrino andare, a quel pezzo di cielo diventato uomo, lungo un sentiero impervio, aiutarlo, percorrere insieme il cammino, poi fermarsi a contemplare quel dono, alla luce di una fiaccola… fino all’arrivo della notte.

Sono tornata ancora il giorno dopo… figli di un grido, di un abbandono urlato e ricomposto, mentre le vene tremano nei polsi e la croce avanza, implacabile, senza freni, spingendoci negli angoli di un’esistenza nostra per sentito dire. “… dici questo da te …” o forse no? Senza una posizione nella scacchiera disorientata dell’esistenza.

E il silenzio che cade, per un giorno intero, immenso, senza tregua. Dov’ero io in quel silenzio? Persa nella periferia più buia di me…

E poi la notte e il cuore in tumulto. Le porte di nuovo chiuse, crepitio di fuoco insieme a gocce di pioggia, vento che spazza via ogni dubbio. Poi la luce che irrompe, si fa strada, invade, riempie, spegne la paura… Siamo qui… Parole che scavano, segni che liberano, e poi l’acqua, come sorgente limpida, regala freschezza al cuore stanco di essere grigio.

E’ davvero con noi, è sempre stato con noi, su quel monte non ci ha mai lasciato soli, su quel monte si è fatto vedere, per accoglierci, farci rinascere dall’alto, come figli, persi dentro noi stessi per ritrovarci in lui.

Lo sguardo di un padre, pieno di comprensione, di chi sapeva, fin dall’inizio, che ce l’avremmo fatta…

E’ RISORTO … NON E’ QUI…

Articolo de “Il Tempo”

18 marzo 2014 Posted by Luca Schiavello

Il tempo
La nostra Parrocchia e più in particolare l’Oratorio sbarca in uno dei quotidiani nazionali più importanti!
A seguire il link:
http://www.iltempo.it/roma-capitale/2014/03/18/l-oratorio-volante-per-farsi-conoscere-1.1230560

… stesso cuore… stesse mani…

2 marzo 2014 Posted by Cristiana Russo Fiorillo

Eccoci qui…
Cominciare un’avventura, un percorso già tracciato ma diverso, in una formazione “nuova e scoppiettante”, mette nell’animo un certo brio, una specie di benevola ubriacatura che si specchia facilmente con la parola entusiasmo. Ma anche ascolto, accoglienza, condivisione, voglia di esserci…
E allora, intorno a un tavolo, mettiamo al centro pensieri veloci, sogni ingombranti, emozioni vissute, silenzi intrappolati, azioni agitate e agite. Ed emerge piano una strada per mostrare, attraverso la finestra della visibilità, parole, immagini, suoni, inizialmente scomposti.
Come tessere di un invisibile mosaico, guidati da don Antonio, sapiente regista, tutto prende lentamente forma… STESSO CUORE, STESSE MANI… UNA SOLA COMUNITA’
“S.Gabriele.org” continua il suo cammino
Questo è solo l’inizio.
Ora tocca a ognuno di noi
Buon viaggio…

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